Enotri

Abitati e strutture delle case

Approfondisci abitati e strutture delle case e scopri l'architettura enotria.

Gli insediamenti enotri erano generalmente localizzati in aree collinari o lungo dorsali strategiche, scelte che garantivano un controllo naturale del territorio e una facile difendibilità. La loro ubicazione in prossimità di corsi d'acqua consentiva, inoltre, lo sfruttamento delle risorse naturali disponibili.

L'architettura lignea caratterizza gli abitati più antichi degli Enotri. I villaggi, di dimensioni medio-piccole, erano composti da nuclei di capanne organizzati secondo legami familiari e comunitari. La distribuzione delle strutture non seguiva un'organizzazione urbanistica regolare, ma rifletteva piuttosto un adattamento funzionale all'orografia e alla disponibilità di risorse.

Il legno costituiva uno dei principali materiali da costruzione, grazie alla facile reperibilità delle risorse arboree e alla loro versatilità d'impiego. Tuttavia, la natura deperibile dei materiali organici impiegati (legno, paglia, argilla, canne e fibre vegetali) ha limitato fortemente la conservazione delle strutture. Le tracce delle capanne sono documentate attraverso evidenze negative, quali buche di palo e canali di fondazione. La struttura portante era costituita da pali lignei infissi direttamente nel terreno o nel substrato roccioso naturale, disposti lungo il perimetro delle strutture. A partire dalla realizzazione dell'intelaiatura, si procedeva alla realizzazione delle pareti, le quali venivano consolidate con rivestimenti di argilla e paglia o altre fibre vegetali, allo scopo di proteggere l'edificio dagli agenti atmosferici e migliorare l'isolamento termico. La copertura era realizzata mediante l'utilizzo di travi lignee, ricoperte da manto vegetale (canne, paglia e ginestre). In alcuni casi, lo strato vegetale veniva rivestito da intonaco per migliorarne l'impermeabilità. Gli interni ospitavano, verosimilmente, un ricovero per la notte, strumenti per la tessitura, vasellame per uso quotidiano e contenitori per la conservazione delle derrate alimentari, mentre le attività quotidiane erano svolte all'aperto.

In Italia meridionale sono rari i casi studio che consentono di ricostruire con precisione il tessuto abitativo e la variabilità planimetrica delle strutture. Allo stato attuale delle ricerche, nel sito del Timpone della Motta di Francavilla Marittima sono state individuate capanne di diversa tipologia planimetrica - circolare, ellittica, a ferro di cavallo e rettangolare - in vari stati di conservazione e talvolta con fasi costruttive sovrapposte. Queste strutture, distribuite sui vari terrazzamenti che modellano il pendio dell'abitato, costituiscono alcuni tra gli esempi più significativi e rappresentativi dell'architettura lignea enotria, offrendo un quadro prezioso delle modalità insediative e dell'organizzazione spaziale proprie delle comunità indigene dell'età del ferro.

La disposizione topografica degli edifici non appare casuale, ma risponde a un preciso disegno insediativo che riflette una gerarchizzazione progressiva dello spazio, coerente con la complessità sociale e politica raggiunta dalla comunità. Tale articolazione si coglie con particolare chiarezza nella distribuzione delle capanne sulla sommità del Timpone della Motta: in quest'area, differenze dimensionali, caratteristiche architettoniche e tecniche costruttive più complesse, rispetto ad altre zone dell'abitato, rimandano a un uso selettivo e funzionalmente diversificato dello spazio.

Sono identificabili strutture destinate non soltanto alla residenza, ma anche a funzioni di carattere politico, cerimoniale o di rappresentanza, in relazione alle élites emergenti. L'organizzazione gerarchica dello spazio insediativo – dal settore sommitale, con edifici di maggior prestigio e complessità, ai terrazzamenti inferiori, caratterizzati da strutture più semplici e probabilmente legate ad attività domestiche o produttive – riflette, dunque, la stratificazione interna della società enotria e il suo progressivo processo di differenziazione.

Ulteriori strutture lignee a carattere domestico sono note dai siti enotri di Broglio di Trebisacce, Torre Mordillo, Termitito, Incoronata, Metaponto e Policoro, sebbene lo studio di questi edifici sia condizionato dalla scarsa conservazione.

Tra la fine del VII e gli inizi del VI secolo a.C. si assiste a un significativo mutamento nelle tecniche edilizie, che segna un passaggio dall'uso prevalente di materiali deperibili a costruzioni basate sull'impiego di materiale litico. In questo periodo, infatti, si diffonde l'impiego combinato di pietra e terra cruda, quest'ultima principalmente sotto forma di mattoni crudi essiccati al sole. Tali soluzioni non sono limitate all'edilizia privata, ma trovano applicazione anche in ambito pubblico e sacro.

Le fondazioni degli edifici venivano realizzate mediante l'impiego di pietre e ciottoli di varie dimensioni, accuratamente selezionati: i blocchi più grandi erano collocati agli angoli e alla base, garantendo robustezza e stabilità alla costruzione. Gli elementi erano disposti in due paramenti, talvolta regolari, che costituivano un vero e proprio zoccolo di sostegno. La scelta della pietra rispondeva non solo a esigenze statiche, ma anche funzionali: il basamento litico, infatti, proteggeva le murature sovrastanti dall'umidità del terreno, svolgendo una funzione isolante fondamentale per la conservazione dell'edificio.

Al di sopra delle fondazioni, l'elevato era generalmente costruito in mattoni crudi. Questi potevano essere posati direttamente sullo zoccolo in pietra oppure inseriti all'interno di un'intelaiatura lignea intermedia, che contribuiva a migliorare la distribuzione dei carichi. I moduli dimensionali dei mattoni erano scelti sulla base della larghezza delle fondazioni.

Gli edifici più semplici, come magazzini o stalle, erano provvisti di tetti leggeri in materiale stramineo, facilmente reperibile e poco oneroso. Le strutture di maggior rilievo, invece, adottavano un sistema più complesso: un'intelaiatura lignea che fungeva da base per elementi in terracotta, come tegole piane e coppi, destinati a garantire impermeabilità e durata. La forma del tetto variava a seconda del contesto: a uno o due spioventi, era determinata dalla pendenza naturale del terreno e dalla necessità di assicurare il corretto deflusso delle acque meteoriche.

Le evidenze archeologiche non permettono di attestare con certezza la presenza di finestre. Considerate le dimensioni ridotte di molti edifici, è probabile che questi ne fossero privi e che la luce penetrasse principalmente dall'ingresso. Le porte, realizzate in legno, erano collocate su soglie contraddistinte da elementi litici disposti verticalmente, che segnalavano il passaggio e ne rinforzavano la struttura.

Dal punto di vista planimetrico, si rileva una varietà delle soluzioni architettoniche. Accanto a edifici monocellulari, semplici e funzionali, si sviluppano strutture più articolate, caratterizzate da più ambienti disposti lungo lo stesso asse. Ogni vano poteva avere un ingresso indipendente, sebbene non mancassero passaggi interni che li collegavano. L'organizzazione dello spazio era completata spesso da un cortile esterno, talvolta porticato, che poteva assumere funzioni di servizio.

Illustrazioni

Ricostruzione di una capanna enotria con planimetria a ferro di cavallo (generata con intelligenza artificiale).

Ricostruzione di una capanna enotria con planimetria ellittica (generata con intelligenza artificiale).

Ricostruzione di una capanna enotria con planimetria rettangolare (generata con intelligenza artificiale).

Ricostruzione di una casa enotria con zoccolo in muratura litica, elevato in terra cruda, tetto in tegole (generata con intelligenza artificiale).