Gli aspetti della cultura peucezia sono ormai abbastanza noti e numerosi, tuttavia, appare ancora difficile tracciare una chiara visione d’insieme dell’economia e dei rapporti sociali che, nel corso dei secoli, hanno interessato gli abitanti della Puglia centrale. La base economica era di tipo agrosilvopastorale, in cui alla raccolta di frutti spontanei e alla caccia di animali selvatici nelle incolte aree boschive dell’altopiano murgiano si affiancava un’agricoltura praticata sia all’interno degli insediamenti, nella forma di piccoli orti, sia nella coltivazione di ampie aree esterne agli abitati. Accanto alla coltivazione delle graminacee e delle leguminose, che erano alla base della dieta dei Peucezi, occupavano una posizione di rilievo le colture arboree, principalmente la viticoltura e l’olivicoltura. La trasformazione di questi prodotti, nei mesi autunnali, avveniva sia in ambienti domestici, con una sola pressa destinata alla spremitura dei frutti per l’autoconsumo, sia in impianti organizzati per una produzione più ampia e destinata al commercio.
Meno documentate, ma ampiamente praticate nei centri costieri, erano l’itticoltura, la pesca, la produzione del sale e delle salagioni, le cui labili tracce archeologiche possono essere soltanto intraviste sotto forma di tagli nella roccia sulle coste a sud di Bari. Al contrario, l’allevamento di animali di piccola e media taglia – principalmente ovicaprini, equidi e suidi – nella modalità stanziale all’interno degli insediamenti o in piccole fattorie suburbane, oppure organizzato in greggi transumanti, forniva carne e prodotti caseari. Allo stesso tempo, la lavorazione delle pelli per la produzione del cuoio e del vello delle pecore per la produzione laniera costituivano la base della produzione tessile. I prodotti semilavorati, sotto forma di lana grezza o filati, giungevano all’interno degli insediamenti dai vicini pascoli e venivano trasformati attraverso l’uso di telai verticali realizzati in legno e armati con pesi da telaio in terracotta. I processi produttivi, governati da specifiche professionalità, erano gestiti da piccoli gruppi familiari che trasformavano la lana, ma anche diverse fibre vegetali, in pregiati tessuti.
Una porzione importante dell’economia dei Peucezi era costituita dalla lavorazione dei metalli che venivano importati dai numerosi siti estrattivi presenti nella penisola e arrivavano, attraverso le principali rotte commerciali, sotto forma di prodotti semilavorati per la forgiatura di armi, strumenti da lavoro e oggetti d’ornamento.
La lavorazione dell’argilla per la produzione di vasi, terrecotte figurate ed elementi architettonici costituiva, infine, la parte più importante dell’artigianato locale. I vasi di produzione peucezia, plasmati dapprima a mano e in seguito con l’aiuto del tornio e cotti all’interno di fornaci, a partire dal VI sec. a.C. si distinguono per l’adozione della figura del gallinaceo che, accanto ai consueti motivi geometrici, caratterizza la fase centrale della produzione geometrica peucezia. Accanto a questa produzione, numerose altre ceramiche decorate a vernice rosso-bruna, nera, con semplici fasce oppure con motivi vegetali venivano prodotte in ambito locale e completavano l’assortimento vascolare dei Peucezi. Alla fine del V sec. a.C. le ceramiche geometriche vengono sostituite da pregiate ceramiche figurate che, prodotte nelle botteghe dei ceramisti apuli per tutto il IV sec. a.C., venivano acquistate dalle élite dei centri indigeni e testimoniano la vivacità dell’economia peucezia nel corso del IV sec. a.C.
