Peucezi

Insediamenti e territorio

Approfondisci insediamenti e territorio e scopri il paesaggio peucezio.

L’ampio territorio peucezio risulta, sin dall’età del Ferro (IX–VII sec. a.C.), densamente popolato, con insediamenti sia lungo la costa sia nell’entroterra, collocati in prossimità di corsi d’acqua, in pianura o su modesti rilievi che consentivano di controllare il territorio anche in assenza di opere difensive. L’area costiera e subcostiera, caratterizzata da una maggiore densità di insediamenti di piccole e medie dimensioni (fatta eccezione per centri più estesi come Ceglie del Campo), si contrappone alla fascia interna della subregione, dove gli abitati, di dimensioni maggiori, si distribuiscono in maniera più rada sul territorio. All’interno degli insediamenti, piccoli gruppi di capanne si alternavano a spazi liberi destinati a lavori agricolo-pastorali e sepolture, secondo un assetto di carattere sparso basato su aggregazioni familiari.

Dalla fine del VII sec. a.C. l’organizzazione territoriale inizia a trasformarsi: le abitazioni si concentrano progressivamente attorno a poli egemoni, pur senza che i centri minori scompaiano del tutto, almeno per i due secoli successivi. Questa fase protourbana è segnata altresì dal progressivo passaggio dalla capanna alla casa dalla pianta regolare e zoccolatura in pietra. Costante è, inoltre, la presenza di sepolture poste nei pressi delle abitazioni o al loro interno, nel caso di tombe infantili.

Veri e propri centri urbani si segnalano almeno a partire dal IV sec. a.C. Alcuni insediamenti peucezi si cingono di possenti circuiti murari e l’organizzazione insediativa vede ora una più ordinata distribuzione degli spazi. Le necropoli, con la costruzione delle mura, si rinvengono sia intra che extra muros, mentre edifici pubblici e privati si dispongono lungo assi viari ormai regolari. I centri secondari vengono, quindi, progressivamente abbandonati a vantaggio dei soli poli egemoni.

Questo assetto rimane sostanzialmente stabile fino al III sec. a.C., quando la crescente presenza romana nel territorio determina una trasformazione del sistema insediativo. Gli abitati situati lungo la costa e lungo le principali direttrici viarie prosperarono, inserendosi nei circuiti di scambio romani, mentre molti insediamenti interni e più periferici conobbero un progressivo diradamento delle frequentazioni o un completo abbandono.

Nella zona a Nord del basso Bradano, situata tra le chorai tarantina e metapontina e comprendente anche insediamenti più interni come Timmari e Montescagliaso, è possibile riconoscere un eterogeneo territorio di frontiera, sottoposto a forti influenze esterne, sia indigene che coloniali. Esso sembrerebbe articolarsi in un’area più interna – maggiormente vicina a Taranto e riconosciuta come sicuramente greca poiché priva di ceramica indigena –, un’area restrostante, dominata da centri Peucezi e teatro della loro espansione economica e, fra di esse, un’ampia fascia intermedia pianeggiante e costiera, sede di comunità peucezie dedite all’agricoltura e all’allevamento e aventi carattere ibrido, ovvero maggiormente esposte ad influssi ellenici.

Il carattere anellenico di alcuni siti fortificati ubicati al margine del territorio della colonia spartana (Mottola, Monte S. Trinità, Passo di Giacobbe) induce a considerare questi ultimi come centri indigeni, collocati non casualmente lungo il confine interno di Taranto e specchio della secolare ostilità tra la polis e gli Iapigi. Se le aree funerarie scavate presso Laterza e Ginosa sembrano conservare un’impronta marcatamente peucezia (tradìta dall’utilizzo della deposizione rannicchiata), quelle afferenti al territorio circostante mostrano un rituale deposizionale prettamente metapontino. Viceversa, il territorio di Castellaneta svela una più decisa ellenizzazione da parte di Taranto: le aree funerarie indagate, afferenti a piccoli insediamenti rurali sparsi nel territorio e databili tra VI e III sec. a.C., registrano infatti la presenza esclusiva della sepoltura supina, con corredi numericamente modesti e spesso caratterizzati dall’abbinamento tazza biansata/oinochoe, secondo un rituale tipicamente tarantino.

La crisi delle città greche e le guerre contro Roma introducono infine una fase di trasformazione, che riflette il ridimensionamento del ruolo della chora tarantina, che perde parte della sua funzione di cerniera commerciale e agricola.

Illustrazioni

Tipologia dei rinvenimenti nei siti della Peucezia